«Alex… du bist manoli!». Topografia pubblicitaria berlinese e letteratura prima di Döblin

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Edoardo Marconi
ha studiato germanistica e slavistica a Roma, Vienna e Berlino, dove vive. Ha fatto ricerca a Berlino con una borsa del DAAD nell’ambito del suo dottorato di ricerca in Lingue, Letterature e Culture Straniere presso l’omonimo dipartimento dell’Università Roma Tre, conseguendo il titolo nel 2020. Ha anticipato i risultati della sua tesi di dottorato nell’articolo Il Maxim-Gorki-Theater: storia di un fallimento sovietico a Berlino, in «Cultura tedesca», 65, gennaio-giugno 2023, pp. 245-260.


 

Alexanderplatz, teurer Alex, wie haben sie dir zugerichtet…
Die Berolina haben sie dir geklaut, schön grün
war’s in der Mitte, jetzt gibt’s nur Bauzäune und Löcher[1]
Alfred Döblin

Nessuno potrebbe immaginare che quello spiazzo anonimo al di fuori delle mura della doppia città Berlin-Cölln avrebbe un giorno ricevuto un nome così altisonante – omaggio al futuro zar Alessandro I di Russia – e, tantomeno, che avrebbe accolto alcuni degli edifici più importanti della città. Situata fuori della porta d’accesso più a est, lo spiazzo serve soprattutto come punto di controllo per le merci e le persone in entrata.

L’edificazione del territorio circostante l’odierno Alexanderplatz inizia presumibilmente nel tredicesimo secolo, quando a est della città vengono costruiti un ospedale e una cappella proprio di fronte alla Porta di Oderberger. Sia la cappella, sia l’ospedale sono dedicati a San Giorgio, uccisore del drago, e vengono edificati per accogliere e curare i primi malati di lebbra e al contempo isolarli dal resto della popolazione. Per la prima volta citata nel 1278, la nuova chiesa diventa da subito un polo d’attrazione per molte famiglie che si stabiliscono nei suoi pressi, mentre il temibile ospedale, con la regressione della malattia, assume sempre più una connotazione positiva. Il ruolo di spicco assunto dalla Georgenkirche trova riscontro anche in una mappa di Berlin-Cölln risalente al 1688, redatta da Johann Bernhard Schulz[2], che attesta la Georgenkirche come unica chiesa al di fuori delle mura cittadine. Un’altra attestazione del crescente ruolo di questa chiesa e della zona limitrofa riguarda proprio la Porta di Oberberger, che nel tardo medioevo verrà rinominata proprio Georgentor, mentre la zona assume il nome di Georgenvorstadt.

Dopo la Guerra dei Trent’anni la chiesa viene ingrandita nel 1693, e nel 1713 si edifica un campanile. Anche la navata della Georgenkirche viene restaurata e tra il 1894 e il 1898 l’edificio sacro viene abbattuto e ricostruito completamente, a causa di problemi strutturali. La nuova Georgenkirche ha un campanile di circa 105 metri d’altezza, che lo faranno diventare nel tempo il primo «Wahrzeichen des Alexanderplatzes», il «simbolo di Alexanderplatz»[3]. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale danneggiano gravemente la chiesa e il campanile al punto da spingere le autorità della neofondata DDR, nonostante le proteste della Chiesa evangelica, ad abbatterli definitivamente la mattina del 19 giugno 1950:

Durch erneute Besichtigung des Turmes der Georgenkirche wurde festgestellt, daß der bauliche Zustand zu erheblichen Bedenken für die Sicherheit der Straßenpassanten Anlaß gibt […]. In der Westfront des Turmes befinden sich Risse, die ebenfalls bedenklich sind[4].

La richiesta di edificare una nuova chiesa viene respinta dal regime della DDR, ma non è dato sapere quanto questa mancata concessione sia collegata al futuro progetto di un’Alexanderplatz come fulcro di una «sozialistische Hauptstadt», una «capitale socialista»: dagli anni Sessanta, in effetti, la Torre della televisione con la sua altezza di oltre trecento metri diviene – ed è ancora oggi – il simbolo della Berlino moderna accanto al passato rappresentato dalla Porta di Brandeburgo.

In seguito all’incoronazione di Federico I, ‘re in Prussia’, avvenuta a Königsberg nel 1701, e al suo ingresso trionfale a Berlino attraverso il Georgentor, la porta e la zona limitrofa vengono ridenominate rispettivamente Königstor e Königsvorstadt. Ma sarà Federico il Grande, a partire dal 1746, a dare un nuovo volto alla zona. Tra i vari progetti vi è quello di lastricare tutte le strade dei sobborghi al di fuori delle mura cittadine per far fronte al numero sempre maggiore di residenti e anche l’abbattimento nel 1746 della Königstor, ritenuta ormai superflua dopo la demolizione della Berliner Stadtmauer, fortificazione medievale sostituita dalla più ampia Zoll- und Akzisemauer, con funzione meramente daziaria. Federico il Grande decide di delimitare lo spiazzo e incarica prestigiosi architetti di progettare edifici imponenti e funzionali che ne delimitino il perimetro in modo da conferire alla futura piazza una forma riconoscibile, circa mezzo secolo prima di ricevere il nome con cui è ancora oggi conosciuta nel mondo.

Tra questi edifici spiccano lo Arbeitshaus, la casa del lavoro costruita nel 1758 al fine di combattere l’accattonaggio, situata approssimativamente dove oggi sorge il centro commerciale Alexa. Si tratta di un’istituzione fondata nel 1742 con sede a Hallesches Tor e più nota tra i berlinesi come ‘Ochsenkopf’ per via di una testa di toro posta sulla facciata dell’edificio. L’istituzione porterà con sé questo soprannome anche nella nuova sede.

Le Königskolonnaden e la Königsbrücke, edificate tra il 1777 e il 1783 con funzione ornamentale, rappresentano un unicum sia per i materiali utilizzati, pietra arenaria rossa di Rothenburg e pietra arenaria bianca di Seehaus, sia per il loro destino: il ponte, originariamente in legno, viene ricostruito in pietra, abbattuto e ricostruito nel 1872 per poi essere abbattuto definitivamente circa dieci anni dopo. Il motivo del definitivo abbattimento è da ricercarci nell’interramento del fossato della fortezza per fare spazio alla prima ferrovia urbana, la Stadtbahn. Il ponte era collegato fino al suo abbattimento alle Königskolonnaden, due file di colonne lunghe 52 metri situate sui due lati della Königsstraße, l’odierna Rathausstraße. Si tratta di un impressionante complesso di logge barocche in pietra arenaria bianca con colonne ioniche e una balaustra. Inizialmente concepite per invitare i berlinesi a flanieren nella nuova parte della città, ospiteranno in seguito anche botteghe.

Prende forma un po’ alla volta l’Alex, per citare il soprannome con cui oggi i berlinesi chiamano affettuosamente la piazza che riceve il nome attuale nel novembre 1805, «a eterna memoria» del soggiorno berlinese dello zar di Russia Alessandro I:

S.K.Maj. haben […] beschlossen, zum immerwährenden Gedächtniß des Besuches Sr. Russischen Kaysrlichen Majestät den Platz vor dem Königs Thore und beym Arbeitshaus zu Berlin, wöruber Seine Majestät der Kaiyser bey Ihrer Ankunft gefahren, und der bisher keinen bestimmten Namen hatte, den Nahmen Alexander Platz beyzulegen[5].

Nel 1910, in seguito alla costruzione dei grandi magazzini Wertheim, il colonnato viene visto come un ostacolo al crescente traffico e, su suggerimento della Königliche Akademie des Bauwesens, si opta per lo spostamento nell’odierno Heinrich-von-Kleist-Park a Schöneberg, dove ancora oggi è situato. Non mancano ovviamente le critiche a questa decisione, come fa notare un osservatore dell’epoca: «Dabei kam leider das Kunstwerk, das als Fortsetzung einer Brücke gedacht war quer zur Straße zu stehen, und der künstlerische Gesamteindruck verblasste»[6].

A Georg Christian Unger, suo architetto di fiducia, Federico il Grande commissiona molti edifici, tra i quali spicca lo Haus der 99 Schafsköpfe (o Das Haus mit den Widderköpfen), edificato tra il 1783 e il 1784. Si tratta di uno dei sette edifici costruiti da Unger che delimitano la piazza. Esso diventa un importante mercato del bestiame, della lana e centro manifatturiero. Lo Haus der 99 Schafsköpfe deve il suo nome al curioso ornamento del tetto, decorato con 99 teste di animale e un cervo sulla facciata. La scelta bizzarra, secondo un aneddoto, è da ricondursi al desiderio di Federico il Grande di punire l’ingratitudine del nuovo proprietario che, invidioso delle belle decorazioni del proprio vicino, aveva avuto la sfacciataggine di lamentarsene con sua maestà in persona[7].

È ignoto se sia questa la vera motivazione per la scelta ornamentale del palazzo situato al civico 45 all’incrocio tra la Landsberger e la Bernauer Straße, che dal 1995 verrà rinominata Otto-Braun-Straße.

Si tratta in ogni caso di uno degli edifici storici più significativi che ospiterà prima il celebre Gasthof Zum goldenen Hirsch, e in seguito un’altrettanto celebre fabbrica di carta e cartoleria gestita da Paul Juergens, che verrà citata anche nel romanzo di Döblin Berlin Alexanderplatz (1929):

Von Osten her, Weißensee, Lichtenberg, Friedrichshain, Frankfurter Allee, türmen die gelben Elektrischen auf den Platz durch die Landsberger Straße. Die 65 kommt vom Zentralviehhof, der Große Ring Weddingplatz, Luisenplatz, die 76 Hundekehle über Hubertusallee. An der Ecke Landsberger Straße haben sie Friedrich Hahn, ehemals Kaufhaus, ausverkauft, leergemacht und werden es zu den Vätern versammeln. Da halten die Elektrischen und der Autobus 19 Turmstraße. Wo Jürgens war, das Papiergeschäft, haben sie das Haus abgerissen und dafür einen Bauzaun hingesetzt. Da sitzt ein alter Mann mit einer Papierwaage: Kontrollieren Sie Ihr Gewicht, 5 Pfennig. O liebe Brüder und Schwestern, die ihr über den Alex wimmelt, gönnt euch diesen Augenblick, seht durch die Lücke neben der Arztwaage auf diesen Schuttplatz, wo einmal Jürgens florierte, und da steht noch das Kaufhaus Hahn, leergemacht, ausgeräumt und ausgeweidet, dass nur die roten Fetzen noch an den Schaufenstern kleben. Ein Müllhaufen liegt vor uns. Von Erde bist Du gekommen, zu Erde sollst Du wieder werden, wir haben gebauet ein herrliches Haus, nun geht hier kein Mensch weder rein noch raus[8].

L’edificio in realtà viene abbattuto già nel 1927 per fare spazio alla linea della metropolitana e al suo posto verrà costruita la Minolhaus, demolita poi nel 1968. Nel 1971 viene inaugurata al suo posto lo Haus des Reisens.

Lo Haus der 99 Schafsköpfe vanta però un primato importante nella topografia di Berlino e anzi di tutta la Germania, con conseguenze per la letteratura. Sull’edificio, infatti, viene installata nel 1898 una delle primissime insegne pubblicitarie luminose, quella di una fabbrica di sigarette, la Manoli, fondata da Jacob Mandelbaum nel 1894. L’insegna è composta da un anello di notevoli dimensioni formato da lampadine e uno slogan che recita «Raucht Manoli!», «fumate Manoli!». Le lampadine che si accendono e spengono a intermittenza diventano un simbolo della frenetica vita metropolitana. Il successo di questa pubblicità è talmente grande da far sì che il termine manoli diventi un aggettivo colloquiale della lingua tedesca con il significato di ‘pazzo’.

Per alcuni il termine manoli non sarebbe altro che il nome della moglie di Jacob Mandelbaum, Ilona M., letto al contrario, mentre secondo altre fonti si tratterebbe di un soprannome dello stesso Mandelbaum. L’origine del nome della marca di sigarette è però ancora oggi incerta e, di conseguenza, lo è anche quella dell’aggettivo.

Il ʽManoli-Radʼ installato sul tetto dello Haus der 99 Schafsköpfe nel 1898, viene aspramente criticato dall’opinione pubblica dell’epoca (Fig. 1. Haus der 99 Schafsköpfe con l’insegna di Manoli, Berlino 1920):

Von den ausgesprochen geschmackslosen Beleuchtungsreklamen wollen wir nun eine, und zwar auf Grund der Beurteilung durch die öffentliche Meinung, kurz behandeln. Der «richtige Berliner» sagt seit einigen Jahren nicht mehr, dieser oder jener sei verrückt. Es ist viel mehr der klassische Ausdruck «Manoli» an die Stelle dieses Wortes getreten. Für Begriffsstutzige wird dabei der Ausdruck noch durch eine drehende Bewegung der Hand vor der Stirn ergänzt. Die Erklärung ist auf dem Gebiet der Lichtreklame zu suchen. Eine Tabakfirma hat bekanntlich längere Zeit ihre Fabrikate in der Weise angekündigt, daß mit Hilfe der Lichtreklame ein sich anscheinend mit beängstigender Geschwindigkeit drehender Kreis hoch oben an den Häusern dargestellt wurde. Plötzlich leuchtet dann in der Mitte dieses dem Auge wehtuenden Lichtkreises der Imperativ «Raucht Manoli!»  Wie unangenehm diese, sicherlich nicht vorbildliche Lichtreklame empfunden wurde, beweist die Tatsache, daß der allzeit schlagfertige Berliner seit jenen Tagen Manoli gleichbedeutend für ʽverrücktʼ im täglichen Sprachgebrauch verwendet[9].

 Questa critica, in realtà, non fa che testimoniare la riuscita della campagna pubblicitaria voluta da Mandelbaum. A questo successo contribuisce anche una canzone di Kurt Tucholsky del 1920, intitolata Total Manoli:

Mensch, sieh dich um!
Sag mal, warum ringen sich die Hände?
Weil diese Zeit fiebert und schreit, wackeln alle Wände.
Ein Taler ist kein Taler mehr, ein Konkubist kein Maler mehr.
Es fehlt dem Welttheater die Reinhardt-Regie.
Total Manoli! Total Manoli!
Die meisten Menschen haben heut ein kleines Rad.
Total Manoli! Total Manoli!
Such dir mal wen in ganz Berlin, der das nicht hat.
Tanz des Geschlechts um Manoli rechts rum,
die ganze Erde tanzt von früh bis abends spät
stets um das Dings rum, Manoli links rum!
Ihr seid doch alle, alle, alle etwas durchgedreht.

Mensch, bist du reich,
laß dich nur gleich mit Musik begraben:
Neunzig Prozent will doch am End das Finanzamt haben.
Das Beste und das Teuerste versteuerste, versteuerste,
und nur die Kinderkriegerei ist steuerfrei.
Total Manoli! Total Manoli!
Die meisten Menschen haben heut ein kleines Rad.
Total Manoli! Total Manoli!
Such dir mal wen in ganz Berlin, der das nicht hat.
Tanz des Geschlechts um Manoli rechts rum,
die ganze Erde tanzt von früh bis abends spät
stets um das Dings rum, Manoli links rum!
Ihr seid doch alle, alle, alle etwas durchgedreht[10].

La canzone di Tucholsky si rivela essere una critica neanche troppo velata alla realtà sociale ed economica del tempo, ma può essere vista contemporaneamente come una sintesi degli anni Venti berlinesi con i loro eccessi e i loro problemi. Viene firmata nel 1920 col nome di Theobald Tiger[11], uno degli pseudonimi di Tucholsky, per lo spettacolo di rivista Total Manoli andato in scena nell’ottobre dello stesso anno al Nelson Theater, fondato l’anno prima da Rudolf Nelson, dove tra il 1919 e il 1928 si esibiranno grandi personalità tra cui Marlene Dietrich, Hans Albers, Claire Waldoff e Josephine Baker. La rivista, il cui autore è Fritz Grünbaum, trova un ottimo riscontro e lo stesso Tucholsky assiste alle rappresentazioni per osservare le reazioni della sala[12]. Questa revue e l’omonima canzone di Tucholsky contribuiscono alla diffusione del termine manoli, che nel 1923 viene ripreso dallo stesso Tucholsky e rafforzato con le aggiunte linksrum e andersrum, in riferimento alle lampadine intorno al perimetro della Manoli-Rad che si accendono in senso antiorario e, quindi, al contrario.

Manoli Linksrum è infatti il titolo di un racconto breve pubblicato da Tucholsky per la prima volta il 1° settembre 1923 sul quotidiano «8-Uhr Abendblatt» con lo pseudonimo di Peter Panter[13]. Ambientato sul Potsdamer Platz degli anni Venti, descrive uno spaccato di vita quotidiana berlinese:

Ein friedlicher Herbstabend dämmerte auf die goldige Stadt Berlin hernieder, und dem Oberwachtmeister auf dem Potsdamer Platz war gerade der linke Arm eingeschlafen, der elektrische Bahnwagen Berlins trillerte sanft vorüber, ein Droschkenpferd ließ eine kleine Ruhrabgabe fallen, ein Auto rollte eilfertig und auf Geschäftsunkosten vorüber – da plötzlich brach etwas Schreckliches über die ahnungslose Stadt herein[14].

Anche Potsdamer Platz è ormai invasa dalle insegne luminose che pubblicizzano ogni tipo di prodotto. È una di queste insegne, e nello specifico quella sopra il Cafè Josty, a essere protagonista di un evento ‘spaventoso’. La manutenzione e il funzionamento dell’insegna luminosa sono affidati ad Andreas Kuhlow, descritto come «ein ehrsamer Bürger dieses Staates, ein bißchen doof, ein bißchen hinter den Damen her und meistens leicht angetrudelt» («Un rispettabile cittadino di questo stato, un po’ stupido, un po’ sempre dietro alle donne e quasi sempre leggermente brillo»), che però svolge con solerzia il suo compito di muovere una manopola e far illuminare le «die strahlenden Lichtbuchstaben», «le splendenti lettere luminose» per pubblicizzare dentifrici, vini del Sud e pneumatici.

Er tat das mit der Regelmäßigkeit eines Uhrwerks und nicht ohne Phantasie. Einmal ließ er vier Zahnputzmittel und zwei Autoreifen aufleuchten, und dann wieder halbe Stunden lang nur Damenartikel und Schnäpse… Ja, Herr Kuhlow war nicht ohne. Das heißt: bis zu diesem Septemberabend war er nicht ohne. An diesem Abend war er auf einmal mit. War es nun der Schnaps oder die letzte Rosaura, die Herrn Kuhlow beglückt hatte – er pflegte von ihr nicht anders als mit einem leichten Schnalzer zu sprechen –, am Abend des fünfzehnten schnappte er endgültig über, und es begab sich das folgende: ­
Herr Fondsmakler Berserker überquerte gerade den Potsdamer Platz und rechnete, zufrieden ein Liedchen trällernd, aus, was er im Laufe der letzten Stunden dadurch verdient hatte, dass er nichts verkauft… als plötzlich seine bildhübschen schwarzen Augen auf die leuchtende Inschrift da oben fielen:
HEIZE MIT KRIEGSANLEIHE![15]

Kuhlow, ormai impazzito, fa comparire messaggi pubblicitari che indignano e sconvolgono i passanti e scatenano il panico:

Hallo! Da war etwas nicht in Ordnung! Rosselenker rissen an ihren ehemaligen Rossen, dem Oberwachtmeister wachte der linke Arm auf, der elektrische Bahnwagen, den die Stadt Berlin übrig gelassen hatte, blieb mitten auf dem Platz stehen und repräsentierte so den berliner Verkehr. Oben tobte das Licht weiter: POLA NEGRI – DER LEICHTE TOURENWAGEN Allmächtiger Vater! Herr Berserker stand noch immer unten, sein glänzendes schwarzes, stets sorgfältig nach hinten gekämmtes Haar sträubte sich vorsichtig. Er bekam Bromsilberaugen und guckte und guckte – – –
KAHLBAUMS LIKÖR – DAS KOPFPFLEGEMITTEL
und
HUMAGSOLAN – DAS BESTE FÜR DIE ZÄHNE
und
FLATOWS BÖRSENTIPS SIND DIE BESTEN
Aber das ging doch zu weit! Eine Panik brach aus. Herr Bezirkspfarrer Ringelnatz fiel in die Rettungssäule, die zum ersten Male in ihrem Leben aufging – die Scheiben splitterten – der Pfarrer fiel gerade auf die innen angebrachte Tragbahre und blieb gleich darin liegen – – der Wachtmeister tutete, Herrn Berserker rutschte ein Dollar aus der Tasche und eine Mark – der Dollar fiel auf die Erde, und die Mark stieg, vom Winde emporgeführt, nach oben – ein seltsames Naturspiel, dem aber jetzt niemand Beachtung schenkte… [16]

La genialità e l’ironia di Tucholsky sono evidenti già a partire dalla scelta dei nomi dei protagonisti di questo breve racconto che può essere vista come una satira politica: il nome dell’uomo d’affari Berserker, che rimanda al guerriero della mitologia nordica, è un termine dispregiativo usato per designare un uomo irascibile, mentre la descrizione è una critica al sistema capitalista, interessato solo al profitto. L’immagine ridicolizzata del parroco, che viene chiamato come un famoso cabarettista dell’epoca, Joachim Ringelnatz, rispecchia la visione anticlericale di Tucholsky, mentre la descrizione di Kuhlow rispecchia il profilo dell’intera società dell’epoca. Anche l’immagine del Marco che, leggero in quanto privo di valore, è una critica all’inflazione e alla crisi economica che imperversa in Germania, di cui però nessuno sembra occuparsi, né la chiesa, né lo stato. L’importante è salvare le apparenze e far sì che nulla cambi:

Beherzte Männer stürzten die Treppen hinauf, in das Kämmerchen zu Kuhlown […] Die beherzten Männer fanden Herrn Kuhlow vor der Kurbel, dämlich vor sich hinlächelnd und selbst für die heutigen Verhältnisse heftig betrunken. Er lallte ununterbrochen vor sich hin: »Wenesti linksrum – Batschari rechtsrum – Manoli andersrum …!« – Man riß ihn von der Maschine[17].

Wenesti, Batschari e Manoli sono i nomi di tre celebri marche di sigarette dell’epoca, ma solo l’ultimo, con il rafforzativo andersrum, ha un doppio significato: manoli, impazzito, non è solamente Herr Kuhlow, ma la società nella sua interezza, e l’ultima scritta, illuminata solo parzialmente a causa del pronto intervento di valorosi uomini, ne ‘illumina’ le conseguenze:

Es war keinen Augenblick zu spät. […] weil da oben zu lesen stand:
ES IST JA ALLES SCH – – – –
Was es alles ist, hat man nie erfahren. Herr Kuhlow wurde abtransportiert, und der Satz blieb unausgeleuchtet, im Dunkeln[18].

 Le ultime due righe del racconto, pregne di sublime sarcasmo, sintetizzano l’indifferenza mostrata nei confronti dei numerosi problemi che, dieci anni dopo, faranno precipitare la Germania nel suo periodo più buio: «Fünf Minuten später lag der Potsdamer Platz wieder in idyllischer Ruhe, nur hier und da unterbrochen von dem gewaltigen Rollen des neuberliner Verkehrs» («Cinque minuti dopo Potsdamer Platz aveva ritrovato la sua calma idilliaca, disturbata di tanto in tanto solo dal rumore dell’intenso traffico della Berlino moderna»). Lo stato di ‘quiete idilliaca’ rimanda altrettanto sarcasticamente alla citazione di Goethe, con cui Tucholsky apre il racconto: «Das Leben ist nur noch in besoffenem Zustande zu ertragen» («La vita si sopporta ormai solo in stato di ubriachezza»).

Si spiega così come l’aggettivo manoli debba comparire un paio di volte anche nel famoso affresco berlinese di Alfred Döblin[19] per giungere fino a noi. Come si evince da alcune foto storiche dello Haus der 99 Schafsköpfe, il Manoli-Rad viene rimosso dal tetto dell’edificio già alcuni anni prima della demolizione di quest’ultimo, ma ciò non ha impedito all’aggettivo di sopravvivere per tanti decenni[20] a tutte le trasformazioni di Alexanderplatz, considerata ancora oggi la piazza più manoli di tutta Berlino.


Note

[1] «Berliner Tageblatt», 1° gennaio 1929, p. 4 del supplemento. «Alexanderplatz, caro Alex, come ti hanno ridotto… Berolina te l’hanno rubata, era tanto bello il verde nel mezzo, ora ci sono solo cantieri e buche». Le traduzioni dei brani citati, dove non altrimenti specificato, si intendono dell’autore.

[2] Si veda la raccolta di mappe di Berlino in <https://www.berliner-stadtplansammlung.de/index.php/karten/ einzelblaetter/item/4930-1688> (ultimo accesso: 2 gennaio 2023).

[3] Cfr.  «Der Morgen», 20 giugno 1950, N. 140.

[4]  Perizia della polizia edile, «Tägliche Rundschau», 19 maggio 1950. «Tramite un’ulteriore visita della torre della Georgenkirche venne stabilito, che lo stato della costruzione offre motivo di preoccupazione per la sicurezza dei passanti. Sul front occidentale della torre ci sono crepe che sono altrettanto preoccupanti».

[5] Geheimes Staatsarchiv Preußischer Kulturbesitz: GSta I. HA Rep. 96b Nr.122, foglio 300. «Sua maestà imperiale […] ha deciso a eterna memoria della visita di Sua maestà imperatore di Russia di attribuire alla piazza, che finora non aveva un nome, antistante il Königs Thor e accanto lo Arbeitshaus di Berlino, il nome Alexander Platz».

[6] Franz Lederer, Berliner Merkwürdigkeiten. Bauten und Denkmäler, Verlag der Germania, Berlin 1926, p. 83. «L’opera d’arte, pensata come proseguimento di un ponte, finì purtroppo per stare di traverso rispetto alla strada, sminuendo così l’impressione artistica nella sua interezza».

[7] «Majestät, sagte er, det Haus da drüben hat Puppen uffs Dach un meins is man so kahl». «Sollst auch welche kriejen», sagte der alte Fritz und ließ ihm 99 Widderköpfe, wie es die architektonische Gliederung erforderte, am Haus über den Fenstern anbringen. Als der Bürger sich darüber beklagte, daß es nur 99 nicht hundert Schafsköpfe seien, sagte Friedrich: «Guck er nur fleißig zum Fenster hinaus, das ist das Hundert voll». Ivi, p. 113. «Maestà, disse, quella casa lì ha dei pupazzi sul tetto e il mio è così vuoto. “Ne avrai anche tu”, disse il vecchio Fritz e gli fece costruire, come richiesto dalla struttura architettonica, novantanove teste di montone sopra le finestre dell’edifico. Quando il cittadino si lamentò del fatto che fossero solo novantanove e non cento, Friedrich rispose: “Mettiti alla finestra a guardare fuori e le avrai tutte e cento”».

[8] Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz (1929), Deutscher Taschenbuch Verlag, München 2003, p. 167. «Da est, Weissensee, Lichtenberg, Friedrichshain, Frankfurter Allee, arrivano sulla piazza, traversando la Landsberger Strasse, le vetture gialle del tram. Il 65 viene dal Mattatoio centrale, Grosser Ring Weddingplatz, Luisenplatz, il 76 da Hundekehle, traversando la Hubertusallee. All’angolo della Landsberger Strasse hanno chiuso i grandi magazzini Friedrich Hahn, ed ora è tutto vuoto e nelle mani di Dio. Lì c’è la fermata del tram e dell’autobus 19 direzione Turmstrasse. Dove c’era Jürgens, la cartoleria, hanno buttato giù la casa e hanno circondato il terreno con uno steccato. Lì c’è un vecchio con una bilancia. Controllate il vostro peso, 5 pfennig. Cari fratelli e sorelle che attraversate Alexanderplatz, concedetevi un momento di tregua e attraverso il buco lì vicino alla bilancia gettate uno sguardo su questo mucchio di rovine dove una volta fioriva Jürgens, e ci sono ancora i grandi magazzini Friedrich Hahn, svuotati, sventrati, con gli straccetti rossi appiccicati alle vetrine. Dinanzi a noi non c’è più che una montagna di spazzatura. Dalla terra sei venuto, alla terra ritornerai. Avevamo costruito una edificio magnifico, in cui oggi nessuno entra e da cui nessuno esce». Si cita da Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz, trad. it. di Alberto Spaini, BUR, Milano 20103, pp. 185-186 (con ritocchi).

[9] «Seidels Reklame. Das Blatt der Praxis für Reklamehersteller und Verbraucher. Organ des “Werberat, Vereinigung für Werbelehre und Werbepraxis”», Berlin, März 1913, pp. 85-88. «Di tutte le insegne pubblicitarie luminose di dubbio gusto vogliamo occuparci brevemente in particolare di una, visto il giudizio dell’opinione pubblica. Il “vero berlinese” non dice più pazzo. A questa parola è subentrata la classica espressione “Manoli”. Per i più lenti di comprendonio l’espressione viene completata dal gesto di una mano agitata davanti la fronte. La spiegazione è da ricercarsi nel campo della pubblicità luminosa. Un’azienda di tabacco ha, com’è noto, per molto tempo annunciato i propri prodotti in modo rappresentandoli con l’aiuto di un’insegna luminosa a forma di grande cerchio che a una velocita apparentemente paurosa ruota sui tetti delle case. All’improvviso si accende nel centro di questo cerchio luminoso che fa male all’occhio una scritta con l’imperativo “Fumate Manoli!”. Quanto questa réclame luminosa venisse considerata fastidiosa lo dimostra il fatto che il berlinese, sempre con la battuta pronta, da allora utilizza Manoli come sinonimo di pazzo».

[10] Kurt Tucholsky, Gesamtausgabe: Texte 1920. Bd. IV: Texte und Briefe, hrsg. v. Antje Bonitz, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1996, p. 464. «Ragazzo, guardati intorno! / Dimmi un po’, perché si torcono le mani? / Perché questo tempo scalpita e urla, tremano le pareti. / Un tallero non è più un tallero e un concubista più un pittore. / Al teatro mondiale manca la regia di Reinhardt. / Completamente Manoli! Completamente Manoli! / Alla maggior parte delle persone manca oggi una piccola rotella / Completamente Manoli! Completamente Manoli! / Trovami a Berlino uno che le abbia tutte. / In senso orario si balla la danza del sesso intorno a Manoli, / tutta la terra balla dalla mattina fino a sera tarda / sempre in torno al coso, Manoli in senso antiorario! / Siete tutti, tutti, tutti un po’ svitati // Ragazzo, sei ricco, / fatti ora allora seppellire con la musica: / il novanta percento lo vuole alla fine l’ufficio delle imposte, / su tutto quello che è bello e caro pagi imposte su imposte, / solo mettere al mondo figli è esentasse. // Alla maggior parte delle persone manca oggi una piccola rotella / Completamente Manoli! Completamente Manoli! / Trovami a Berlino uno che le abbia tutte. / In senso orario si balla la danza del sesso intorno a Manoli, / tutta la terra balla dalla mattina fino a sera tarda / sempre in torno al coso, Manoli in senso antiorario! /Siete tutti, tutti, tutti un po’ svitati».

[11] Rolf Hosfeld, Tucholsky, ein deutsches Leben, Siedler, München 2012, p. 139.

[12] Ibidem.

[13] Peter Panter (Kurt Tucholsky), Manoli linksrum, «8-Uhr Abendblatt», 1 settembre 1923.

[14] «Sull’imbrunire in una tranquilla serata autunnale nell’adorabile Berlino, mentre al sergente sulla Potsdamerplatz, cui si era appena addormentato il braccio sinistro, il tram elettrico di Berlino passa con molta calma, il cavallo di una carrozza lascia cadere un piccolo pegno, un’automobile con grandi costi per la comunità sfreccia in fretta e furia, accade qualcosa di terribile che sconvolge l’ignara città».

[15] «Lo faceva con la precisione di un orologio e non senza fantasia. Una volta accese quattro dentifrici e due pneumatici e poi per mezz’ora solo articoli femminili e liquori…Sì, il signor Kuhlow non era poi così male, o meglio, fino a quella sera di settembre non era poi così male. Quella sera, improvvisamente, perse la brocca. Sarà stato il liquore o l’ultima donna che lo ha reso felice, la donna di cui era solito parlare solo schioccando la lingua, sta di fatto che quella sera perse definitivamente il lume della ragione e accadde quanto segue: “Il signor Berserker, mediatore creditizio, stava attraversando Potsdamer Platz, mentre, canticchiando una canzone, calcolava quanto avesse guadagnato nell’ultima ora, senza aver venduto…, quando improvvisamente i suoi bellissimi occhi neri cadono sull’insegna luminosa sopra di lui: BRUCIATE LE OBBLIGAZIONI DEI PRESTITI DI GUERRA!”

[16] Ibidem. «Oddio! C’era qualcosa che non andava! I cocchieri fermano i loro ex destrieri, al sergente si risveglia il braccio sinistro, il tram elettrico che la città di Berlino aveva risparmiato, si fermò nel mezzo della piazza, rappresentando così perfettamente il traffico berlinese. In alto campeggiava l’insegna: POLA NEGRI – LA LEGGERA AUTO DA RALLY. Sant’Iddio! Il signor Berserker era ancora lì sotto con i suoi neri capelli lucidi, solitamente sempre pettinati all’indietro, che iniziavamo ad arruffarsi. Non poteva credere ai suoi occhi mentre leggeva: LIQUORE KAHLBAUMS LIKÖR – Il PRODOTTO PER LA CURA DEI CAPELLI e HUMAGSOLAN – IL MEGLIO PER I DENTI e FLATOW: I MIGLIORI INVESTIMENTI IN BORSA Questo era troppo! Scoppiò il panico. Il signor Ringelnatz, parroco di quartiere, cadde nella colonnina di soccorso, che per la prima volta in vita sua si apri, rompendo il vetro in mille e pezzi. Finì proprio sulla barella predisposta dove rimase sdraiato. Il sergente diede l’allarme e al signor Berserker caddero un dollaro e un marco dalla tasca. Il dollaro cadde a terra, mentre il marco, sospinto dal vento, si alzò in volo…uno strano fenomeno naturale, al quale, però, nessuno prestò attenzione…».

[17] Ibidem. «Degli uomini accorati salgono in fretta le scale per raggiungere lo stanzino di Kuhlow. […] Gli uomini accorati trovarono Kuhlow davanti alla manopola che con un sorriso idiota e, anche per le circostanze odierne pesantemente ubriaco, continuava a canticchiare: “Wenesti in senso antiorario, Batschari in senso orario e Manoli al contrario!” Lo allontanarono dalla manopola».

[18] Ibidem. «Non era affatto troppo tardi. […] Sull’insegna, infatti, c’era scritto: FA TUTTO CAGA… Cosa facesse tutto non si è mai saputo. Il signor Kuhlow venne portato via e la frase restò incompleta al buio».

[19] Si veda per esempio Döblin, Berlin Alexanderplatz, cit., p. 253.

[20] Cfr, per esempio Christoph Gutknecht, Von Treppenwitz bis Sauregurkenzeit: die verrücktesten Wörter im Deutschen, C.H. Beck, München 2008, s.v.


 

Ultimo aggiornamento 11 Aprile 2024 a cura di Redazione IISG