Francesco Giuseppe e il suo tempo – Convegno per il centenario della morte
19 Novembre 2016
Seminario internazionale Lou Andreas Salomé (1861-1937): la scrittura e il pensiero
3 Dicembre 2016
N° 10 (2016)

Fascicolo completo

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Sommario

Miguel de Cervantes (1547-1616) e la letteratura tedesca

  • «Nessun limite eccetto il cielo». Cervantes nell’opera di Heinrich Heine, PDF
    Isabella Ferron

    • Il saggio analizza il ruolo che Cervantes ha avuto nell’opera di Heinrich Heine e in particolare l’aspetto della follia. La poetica di Heine fu ispirata dal Don Chisciotte, e ciò si manifesta soprattutto nella Einleitung da lui scritta per una traduzione tedesca del romanzo del 1837, e nei Reisebilder (1830-1831). Nel primo di questi scritti, Heine parla della grandezza dell’opera di Cervantes concentrandosi sul ruolo della follia come umana possibilità di affrontare e comprendere il mondo. Nei Reisebilder, all’interno della parte dedicata al suo viaggio in Italia e alla visita alla città di Lucca (Die Stadt Lukka e Die Bäder von Lukka), Heine usa la follia per analizzare e interpretare il mondo che lo circonda. Come per Cervantes, anche per lui la follia si rivela un modo alternativo al razionale, atto a percepire il mondo esterno e a permettere all’individuo il compiersi del proprio destino.
  • «Leyenda negra» und «Hidalgo ingenioso. Zum Bild des frühneuzeitlichen Spanien in C. F. Meyers Jürg Jenatsch, PDF
    • Das Spanienbild in Conrad Ferdinand Meyers historischem Roman Jürg Jenatsch ist zum einen von der sogenannten «leyenda negra» und zum anderen von der aufklärerischen und romantischen Rezeption des berühmten Don Quijote von Cervantes bestimmt. Während die «leyenda negra» Spanien als militärische Bedrohung dämonisiert, die Intrigen seiner Diplomaten verachtet, den religiösen Fanatismus seines Königs bedauert und den Hochmut seiner Bewohner ablehnt, inszeniert das Ideal des «hidalgo ingenioso» persönliche Tapferkeit, unbeirrbare Hartnäckigkeit, friedliebenden Idealismus und die Melancholie als spanische Nationalstereotype. Indem Meyer diese beiden Perspektiven eröffnet, folgt er dem Vorbild von Walter Scotts Waverley, der diejenigen, über die der historische Fortschritt hinweggeht, in einem ebenso dämonischen wie romantischen Licht erscheinen lässt und zeigt, was für immer verloren geht, wenn diese die Bühne verlassen.
      Heiko Ullrich
  • «Gleich dem Ritter von der Mancha»: Hugo Balls und Emmy Hennings’ Auseinandersetzung mit dem «Ritter von der traurigen Gestalt», PDF
    Lorella Bosco

    • Il contributo analizza l’intreccio di (auto)biografia e programma estetico-politico insieme alle sue implicazioni poetologiche nella ricezione della figura di Don Chisciotte da parte di Hugo Ball e di Emmy Hennings. I due scrittori tematizzano a più riprese l’ambivalenza dell’eroe di Cervantes, sia per quanto concerne il processo di percezione e costruzione del mondo attraverso il medium letterario che porta al fallimento sul piano della realtà, sia come messa in discussione di una dimensione oggettiva la cui coerenza e compattezza sembrano vacillare rispetto all’agire di Don Chisciotte, ispirato a nobili ideali letterari. Come l’hidalgo, i santi e gli asceti di Ball e le eroine picaresche di Hennings incarnano un antieroismo dai tratti utopici che si oppone nettamente alla tassonomia di valori della cultura e della società tedesca del tempo con il suo nazionalismo di stampo prussiano.
  • Bruno Franks ‘Cervantes’. Spiele des Schicksals: wechselnde Geschicke einer exemplarischen Biografie, PDF
    Valentina Serra

    • Cervantes. Ein Roman ist eine von Bruno Frank verfasste und 1934 veröffentlichte literarische Biografie, die heute fast in Vergessenheit geraten ist.
      Das Werk ist außerdem reich und interessant: es wurde vom als Juden und Hitler-Gegner ins Exil geflohenen erfolgreichen Autor Bruno Frank geschrieben und wirkt als fesselnde und sorgfältige Biografie eines Menschen, dessen Leben von einem hönischen Schicksal zusammengestürzt wird. Das Werk wurde unter den zahlreichen historischen Romanen der dreißiger und vierziger Jahre des letzten Jahrhunderts gezählt; ihm fehlt aber der damals übliche utopische Glaube an die revolutionären Fähigkeiten der Literatur, da hier eine Verbesserung der Welt durch die “Macht des Wortes” als reine Illusion scheint. Dem “humanen Gentleman” Frank gelingt vielmehr, den rätselhaften Zusammenhang zwischen Leben und Literatur, menschlicher Güte und Würde zu schildern, der seinen illusionsfreien europäischen Humanismus stiftet.
      Ziel des hier angebotenen Beitrags ist das in den besonderen Bedingungen des Exils geschriebene Werk zu untersuchen, um eine (noch gültige?) Botschaft an das gegenwärtige Publikum hervorzuheben.
  • Il ‘Don Chisciotte’ di Thomas Mann, PDF
    Roberto Zapperi

    • Il 30 gennaio del 1933 Hitler sale al potere e, due mesi dopo, il trionfo elettore dei nazionalsocialisti induce Thomas Mann a non tornare in Germania stabilendosi a Küsnacht in territorio elvetico. Nel maggio dell’anno dopo, su consiglio del suo editore statunitense, si reca in America. Il lungo viaggio in nave e, soprattutto, la lettura del Don Chisciotte che lo accompagnò, finirà al centro di Meerfahrt mit Don Quijote, testo che chiuderà il volume Leiden und Größe der Meister. Neue Aufsätze (1935).
      Il presente contributo prende in esame alcune delle riflessioni di Thomas Mann raccolte in quel saggio. In particolare, si mette in luce come lo scrittore tedesco sembri indugiare su quegli episodi che più di altri potevano parlare della sua condizione. È il caso dell’incontro tra Sancio Panza e il morisco Ricote, costretto a fuggire in seguito all’editto di espulsione di Filippo III proprio in Germania e a mescolarsi a dei pellegrini in cammino verso i luoghi santi della Spagna per tornare a recuperare i propri averi. Partendo da questo episodio, l’analisi intende evidenziare analogie e differenze tra la Spagna di Cervantes e la Germania di Mann di inizio anni Trenta.
  • Le ceneri sempre calde del ‘Quijote’. Il rapporto Cervantes-Canetti (fra Joyce e Freud), PDF
    Tommaso Gennaro

    • Nel Novecento il Don Quijote di Miguel de Cervantes è stato ripensato e riscritto in numerose forme: a metà degli anni Trenta, Elias Canetti ha elaborato il suo romanzo Die Blendung adattando il modello cervantino al XX secolo. Al centro dell’opera di Canetti c’è la riflessione sulla percezione della realtà che lo scrittore bulgaro deriva dal Quijote e che però si mescida in Die Blendung con una delle sperimentazioni retoriche novecentesche più rivoluzionarie, lo stream of consciousness di James Joyce. Dallo Ulysses, infatti, Canetti ha tratto lo strumento con il quale rinnovare la visione del mondo dei suoi personaggi, per coniugarla con il processo di autonarrazione che anima ogni soggetto. Questo articolo intende esaminare le connessioni fra il Quijote e Die Blendung, avendo come scopo l’individuazione di una linea di sviluppo del pensiero moderno che, connettendo Erasmo e Cervantes con Freud Joyce e Canetti, rielabora la prospettiva dell’individuo moderno (e del folle) mediante la pratica del flusso di coscienza.

Saggi. Cultura e Letteratura

  • Algarotti per Augusto e Mecenate a Dresda. Artisti, acquisti e programmi pittorici nei versi di Augusto III del 1743-1744, PDF
    Paolo Pastres

    • Durante la sua missione a Venezia per conto di Augusto III di Sassonia, alla ricerca di capolavori pittorici antichi e moderni, Francesco Algarotti pubblicò le opere di Stefano Benedetto Pallavicino, poeta da poco scomparso e molto apprezzato dal sovrano. In quei volumi, editi nel 1744, Algarotti inserì una lettera in versi indirizzata ad Augusto III, in cui esaltava l’ambiente culturale di Dresda, elencandone i protagonisti, e annunciava le principali acquisizioni effettuate sul mercato artistico veneziano. Il Leitmotiv del testo è un continuo paragone, ispirato dalle opere di Orazio tradotte da Pallavicino, tra il sovrano e il suo ministro von Brühl con le antiche figure di Augusto e Mecenate protettori delle arti. Tale similitudine ha anche ispirato un celebre dipinto di Giovanni Battista Tiepolo. L’analisi di questo brano poetico offre dunque molte informazioni su Algarotti, i suoi interessi artistici e i rapporti con la corte sassone, presso la quale cercava di affermarsi come esperto di pittura.
  • Christoph Martin Wieland e il cristianesimo, PDF
    Arianna Di Bella

    • Il dibattito religioso è acceso e costante nel corso del XVIII secolo, variegate le posizioni che convivono e che si avvicinano ora al Deismo e all’Ermetismo, ora al Rosacrocianesimo e anche alla Massoneria. In questo clima di continua alternanza di opinioni non sono pochi gli autori che riflettono sulla questione religiosa e Christoph Martin Wieland è un esempio.
      Questo lavoro si concentra su due romanzi di Christoph Martin Wieland, Peregrinus Proteus (1791) e Agathodämon (1799), relativamente poco studiati, che vengono considerati due testi tra loro strettamente correlati in cui la riflessione sul Cristianesimo è connotata da accenti differenti. In questo articolo si cerca di mettere in luce come il Peregrinus Proteus muova critiche anche al Cristianesimo delle origini e come l’Agathodämon pur attribuendo al Cristianesimo un’importante funzione civilizzatrice sugli uomini, sottolinei l’appartenenza dell’uomo al principio divino, idea anticipata già nel primo romanzo e adesso consolidata.
  • I manoscritti dei ‘Sonetti lussuriosi’ di Pietro Aretino posseduti da Johann Wolfgang Goethe, PDF
    Federico Andriolli

    • Il saggio si basa sul ritrovamento presso il Goethe- und Schiller-Archiv di Weimar di due manoscritti dei Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino nel fondo appartenuto a Goethe. Di fronte a un’assoluta mancanza di studi sull’argomento si cerca di ricostruire l’interesse di Goethe per il poligrafo cinquecentesco e, in particolar modo, per la sua opera più famosa e più censurata, i Sonetti lussuriosi. Inoltre, dall’analisi filologica dei codici weimariani, databili a cavallo tra Sette e Ottocento, è possibile ipotizzare l’esistenza di un antigrafo, forse una stampa, circolante nelle cerchie italofile tedesche del XVIII secolo, ancora solo virtuale allo stato delle nostre conoscenze della tradizione e della ricezione dell’opera, ma nominata nel 1787 da Christian Gottlieb von Murr nel saggio Von den berühmten sechszehn nackenden Vorstellungen, welche Giulio Romano zeichnete, Marcantonio in Kupfer stach, und Pietro Aretino im Jahr 1524 mit Sonetten verfaß, fonte finora ignorata dagli studi aretiniani.
  • «Galbo fulgor» / «gelber glanz»: l’autotraduzione poetica in Stefan George, PDF
    Alessandra D’Atena

    • Il contributo si apre con una panoramica delle poesie che Stefan George ha composto in altri idiomi e tradotto successivamente nella madrelingua, il tedesco. Riflette poi sulle ragioni che hanno spinto lo scrittore a tradurre proprie poesie nella madrelingua e a trasporre in tedesco opere letterarie altrui. Infine si sofferma sulla fase di scrittura nella «lingua romana» (1889): una lingua letteraria artificiale, creata da George. Per indagare quale ruolo abbia giocato la composizione nella lingua romana nella formazione del bagaglio di strumenti stilistici del poeta, l’articolo prende in esame la poesia Rosa galba / Gelbe Rose. L’ipotesi di lavoro è che con la scrittura nella lingua romana George abbia affinato la sua sensibilità per i suoni della lingua e abbia sperimentato strutture reiterative sonore da lui successivamente impiegate nelle versioni in tedesco realizzate attraverso i processi di autotraduzione.
  • Emilio Teza traduttore di Goethe. Una riscoperta delle versioni teziane dal tedesco, PDF
    Stefano Apostolo

    • Emilio Teza (1831-1912) fu un letterato poliedrico oggi pressoché dimenticato: docente di Letterature comparate, classicista, linguista, poeta in grado di parlare numerosi idiomi, traduttore apprezzato anche nel mondo accademico d’oltralpe, è noto soprattutto per essere stato amico e collega di Carducci a Bologna. In lui istillò la passione per la letteratura tedesca, che lo portò alla realizzazione delle versioni dai tedeschi delle Rime nuove e delle Odi barbare. Le versioni goethiane di Teza, qui presentate e confrontate per la prima volta con gli originali, comparvero quasi sempre in tirature estremamente ridotte, destinate ad amici fidati. Solo in parte vennero poi pubblicate. Ciò denota la natura schiva di un autore la cui produzione risulta però essere enorme: alla Marciana di Venezia sono infatti custoditi ulteriori inediti dal tedesco e un ricco epistolario con personalità di spicco del mondo germanico, materiale che conferma il ruolo di mediatore culturale di Teza e offre al contempo interessanti spunti di ricerca per la Germanistica italiana.
  • Rilkes Venedig. Eine Stadt ohne Dekadenz, PDF
    Andreina Lavagetto

    • Rilkes Hauptstädte waren Prag, Berlin, Paris, München. Doch haben andere Orte ‒ Rom, Capri, Borgeby Gård etwa, oder Duino und Muzot ‒ nicht nur die Biografie, sondern vor allem Rilkes Werkgeschichte geprägt. Zu diesen Orten gehört Venedig. Der Venedigdichtung Rilkes ist der Übergang von der impressionistischen, neoromantischen Stimmungslyrik der literarischen Anfänge im Fin de siècle zur Poetik des «Dinggedichts» eingeschrieben, die in der Doppelsammlung der Neuen Gedichte ihren stärksten Ausdruck findet (1907-1908). Rilkes Werk ‒ dies die Arbeitshypothese ‒ entwickelt sich nach einer von Krisen durchschnittenen poetologischen Linie, Zäsuren, die jeweils einen stilistischen und philosophischen Umbruch bedeuten. Rilkes venezianische Gedichte bilden ein kleines Corpus, wodurch es möglich wird, den Übergang von der einen zur anderen Werkphase exemplarisch wahrzunehmen und zu beobachten, somit auch das Reifen der rilkeschen Reflexion über Wesen und Bestimmung der modernen Kunst zu verfolgen. Wenn es, etwa in Gedichten bis hin zum Buch der Bilder, ein ideales Sujet von Ästhetisierungsprozessen darstellt (Schönheit der / in der Dekadenz), so verwandelt sich Venedig später in das vollgültige «Ding» der «sachlichen» Poesie. Die Stadt hört auf, das rätselhafte neblige Labyrinth zu sein, das unbestimmte Impressionen beschwört, der Ort, an dem verfallene Patrizierpaläste sich im toten Gewässer bespiegeln, wo eine alte Aristokratie ihre langsame Dekadenz durchlebt, und wird zu einer stolzen, kriegerischen Hauptstadt am Meer, gebaut mit dem Holz ganzer italienischer Wälder, bestehend aus Arsenälen und Warenlagern. Venedig wird zum Ort der Herrschaft und des Machtwillens. Durch das «sachliche Sagen» seiner neuen Poetik überwindet Rilke das freilich faszinierende Stereotyp einer Stadt, die im Widerschein alter Glanzzeiten ihren Verfall erleidet und genießt und wagt es, es ins ernste und strenge historische Bild der mächtigen Dogenrepublik umzudenken und umzuformen.
  • Il manoscritto volante. In margine a Tommaso Landolfi traduttore dei Grimm, PDF
    Roberta Malagoli

    • In una prima parte, muovendo dal contesto nel quale Tommaso Landolfi completò la traduzione di sette fiabe dei Grimm per Germanica, l’antologia di prosa tedesca curata da Leone Traverso nel 1942 per Bompiani, il saggio indaga le scelte stilistiche e tematiche che legano le fiabe tradotte all’opera di Landolfi e al suo lavoro di traduttore. In una seconda parte si esplora il nesso tra i Grimm di Germanica e l’evoluzione della scrittura di Landolfi negli anni seguenti, in particolare nel racconto fantascientifico Cancroregina. L’ipotesi che si avanza è che la traduzione dei Grimm, per stile e motivi, anticipi la svolta segnata da Cancroregina nell’immediato dopoguerra, verso un’idea di letteratura profondamente influenzata, in ambito tedesco, dall’opera di Franz Kafka.
  • Strapparsi il cuore dal petto. Corpo e testo nel ‘Kohlhaas’ di Kleist e Baliani, PDF
    Cristina Fossaluzza

    • Il contributo prende in esame il monologo Kohlhaas di Marco Baliani che nel 1989 inaugura il teatro di narrazione in Italia, mettendolo in relazione alla fonte di Heinrich von Kleist. Attraverso un’originale modificazione dei linguaggi scenici Baliani coglie un intento di radicale rinnovamento linguistico già presente nel Kohlhaas kleistiano e dà corpo – questa l’ipotesi di fondo del contributo – a un’esperienza della perdita che rappresenta l’essenza stessa del testo originale. Il punto di unione fra queste due opere, per molti aspetti anche molto diverse fra loro, va ricercato in un comune senso della fine, nel fondamento tragico delle narrazioni. In un mondo in cui la ragione è diventata strumento vuoto e annichilente, meccanismo insensato ma perfettamente funzionante, in entrambe le versioni di Kohlhaas sono il corpo, la gestualità e la fisicità, pur con tutte le loro discontinuità e contraddizioni, a rimanere l’unica forma di espressione ancora possibile.

Ricerche

  • Colore locale o motivo politico? L’ ‘Emilia Galotti’ a Guastalla, PDF
    Gianluca Paolucci

    • Attraverso la ricostruzione delle principali tappe della storia del ducato di Guastalla tra Cinque e Settecento l’articolo intende riflettere sulle motivazioni che hanno indotto Lessing ad ambientare l’Emilia Galotti in Italia e riconsiderare la tragedia sullo sfondo del dibattito settecentesco circa le prerogative del Sacro Romano Impero e il problema del particolarismo, sia italiano che tedesco. Dipingendo gli effetti negativi del particolarismo presso la corte gonzaghesca di Guastalla nella tragedia, questa la nostra tesi, Lessing sembra prendere indirettamente posizione in una polemica che infiammava la pubblicistica e le élite intellettuali tra Berlino e Vienna. Questo avveniva significativamente (forse anche per ragioni opportunistiche) proprio nel momento in cui il drammaturgo, ormai deluso dalla realtà politica e culturale prussiana, progettava di lasciare Berlino per trasferirsi nella capitale austriaca. Con questa prospettiva interpretativa il saggio vuole contribuire a una migliore comprensione del contesto in cui nacque e fu recepita dal pubblico del tempo l’Emilia Galotti, e verificare fino a che punto la posizione di Lessing nel suddetto dibattito si rifletta altresì nelle scelte estetiche e contenutistiche adottate nella tragedia.

Osservatorio critico della germanistica

Abstracts

Hanno collaborato


ISSN: 0039-2952

Ultimo aggiornamento 19 Ottobre 2021 a cura di Luisa Giannandrea