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Il cinema tedesco occidentale in Italia (1949-1989)

cover cinema tedesco occid

Componenti

Matteo Galli, UniFi (PO, coordinatore)
Alessandro Fambrini, UniPi (PO)
Cristina Jandelli, UniFi (PO)
Simone Costagli, UniUd (PA)
Serena Grazzini, UniPi (PA)
Francesco Rossi, UniPi (PA)
Stefania Sbarra, UniVe (PA)
Luca Zenobi, UniNa (PA)
Giovanna Cermelli, già UniPi (PA)
Leonardo Quaresima, già UniUd (PO)
Giovanni Spagnoletti, già TorVergata (PA)
Francesca Pistocchi, Uni Bamberg
Benedetta Bronzini, UniFi
Rosa Coppola, LMU München
Francesco Marola, UniAq
Enrico Livio Gheller, UniUd
Paola Zeni, UniTo
Matteo Zupancic, IISG/SRCTS
Carmen Mitidieri, UniFi

Collaborazioni

Istituto Italiano di Studi Germanici
Università dell’Aquila
Universität Bamberg
Università di Firenze
Università degli Studi di Napoli Federico II
LMU München
Università di Pisa
Università di Torino
Università di Udine
Università Ca’ Foscari Venezia

Link utili

Sito Web del progetto: https://cinema-tedesco-italia.com/

Descrizione

Scopo del progetto scientifico è una prima sistematica ricognizione della presenza del cinema tedesco occidentale in Italia, a partire dalla fondazione dei due Stati tedeschi per arrivare alla caduta del Muro nel 1989. Il progetto intende, da un lato, indagare l’impatto che oggettive trasformazioni – sul piano estetico, politico, simbolico – avvenute nel corso dei quarant’anni hanno avuto sul nostro Paese e dunque si articola su un asse marcatamente sintagmatico e diacronico; dall’altro esso intende evidenziare, su un asse paradigmatico, determinate costanti che ineriscono non solo al piano co-produttivo e distributivo, ma anche a quello in senso lato culturologico, iconico e simbolico. Per quanto attiene all’asse sintagmatico si tratterà di indagare l’impatto che le varie fasi del cinema tedesco-occidentale hanno avuto in Italia.

Anche basandosi sull’articolazione tradizionale appaiono evidenti le seguenti fasi: 1) il cosiddetto “Trümmerfilm”, il cinema delle macerie; 2) il cinema degli anni ’50 nella sua rigida articolazione per generi che mutua almeno in parte dal coevo cinema americano (commedie, Heimatfilm, cinema di guerra); 3) la prima generazione del cinema d’autore, palesatasi in occasione del Manifesto di Oberhausen (1962); 4) la seconda generazione del cinema d’autore (anni ’70 e, in parte, anni ’80) che fa emergere un cospicuo numero di profili autoriali, che in Italia e non solo ottengono straordinaria e per tanti versi sorprendente visibilità; 5) il cinema degli anni ’80 con la progressiva crisi del paradigma autoriale e della nascita del cosiddetto “cinema of the consensus” (Eric Rentschler).

All’interno dell’asse sintagmatico appaiono sicuramente degni di indagine almeno i seguenti aspetti: 1) la presenza in Italia dell’opera di singoli autori (fra i più noti Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Wim Wenders, Edgar Reitz); 2) il rapporto delle singole fasi con il coevo sistema cinematografico italiano (ad esempio: il cinema delle macerie e il Neorealismo, il cinema di guerra tedesco e quello italiano, la rielaborazione del passato nel cinema tedesco e in quello italiano, il cinema di genere); 3) le istanze che hanno veicolato, soprattutto negli anni ’60 e negli anni ’70 il cinema tedesco in Italia: società di produzione, le riviste cinematografiche, il Goethe Institut etc.

Di non minore interesse si annuncia l’asse paradigmatico, ovvero gli elementi di permanenza nel quarantennio preso in esame: 1) la presenza di film tedeschi nei festival italiani, a cominciare con la Mostra del Cinema di Venezia, ma passando per festival altrettanto importanti come quelli di Bergamo e di Pesaro; 2) la presenza di attori e attrici tedesche/i nel cinema italiano, a marcare una diversa eppur significativa presenza del cinema tedesco in Italia; 3) le modalità di coproduzione sia nel cinema di autore che, soprattutto, nel cinema di genere (un esempio fra tutti: in piena rinascita del cinema d’autore tedesco e sua diffusione in Italia continua anzi viene ad essere incrementata la coproduzione di film d’avventura, esotici e/o erotici che vedono la Germania Occidentale e l’Italia in prima fila come impegno produttivo prevalente); 4) la permanenza di alcuni generi a prescindere dalle varie fasi attraversate dal cinema tedesco (in Italia): dalla fantascienza alla spy-story, dal cinema di guerra al poliziesco, includendo anche le trasposizioni di opere letterarie.

Ultimo aggiornamento 14 Settembre 2024 a cura di Ilaria Baldini