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Il cinema tedesco occidentale in Italia (1949-1989)

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Descrizione
Scopo del progetto scientifico è una prima sistematica ricognizione della presenza del cinema tedesco occidentale in Italia, a partire dalla fondazione dei due Stati tedeschi per arrivare alla caduta del Muro nel 1989. Il progetto intende, da un lato, indagare l’impatto che oggettive trasformazioni – sul piano estetico, politico, simbolico – avvenute nel corso dei quarant’anni hanno avuto sul nostro Paese e dunque si articola su un asse marcatamente sintagmatico e diacronico; dall’altro esso intende evidenziare, su un asse paradigmatico, determinate costanti che ineriscono non solo al piano co-produttivo e distributivo, ma anche a quello in senso lato culturologico, iconico e simbolico. Per quanto attiene all’asse sintagmatico si tratterà di indagare l’impatto che le varie fasi del cinema tedesco-occidentale hanno avuto in Italia.
Anche basandosi sull’articolazione tradizionale appaiono evidenti le seguenti fasi: 1) il cosiddetto “Trümmerfilm”, il cinema delle macerie; 2) il cinema degli anni ’50 nella sua rigida articolazione per generi che mutua almeno in parte dal coevo cinema americano (commedie, Heimatfilm, cinema di guerra); 3) la prima generazione del cinema d’autore, palesatasi in occasione del Manifesto di Oberhausen (1962); 4) la seconda generazione del cinema d’autore (anni ’70 e, in parte, anni ’80) che fa emergere un cospicuo numero di profili autoriali, che in Italia e non solo ottengono straordinaria e per tanti versi sorprendente visibilità; 5) il cinema degli anni ’80 con la progressiva crisi del paradigma autoriale e della nascita del cosiddetto “cinema of the consensus” (Eric Rentschler).
All’interno dell’asse sintagmatico appaiono sicuramente degni di indagine almeno i seguenti aspetti: 1) la presenza in Italia dell’opera di singoli autori (fra i più noti Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Wim Wenders, Edgar Reitz); 2) il rapporto delle singole fasi con il coevo sistema cinematografico italiano (ad esempio: il cinema delle macerie e il Neorealismo, il cinema di guerra tedesco e quello italiano, la rielaborazione del passato nel cinema tedesco e in quello italiano, il cinema di genere); 3) le istanze che hanno veicolato, soprattutto negli anni ’60 e negli anni ’70 il cinema tedesco in Italia: società di produzione, le riviste cinematografiche, il Goethe Institut etc.
Di non minore interesse si annuncia l’asse paradigmatico, ovvero gli elementi di permanenza nel quarantennio preso in esame: 1) la presenza di film tedeschi nei festival italiani, a cominciare con la Mostra del Cinema di Venezia, ma passando per festival altrettanto importanti come quelli di Bergamo e di Pesaro; 2) la presenza di attori e attrici tedesche/i nel cinema italiano, a marcare una diversa eppur significativa presenza del cinema tedesco in Italia; 3) le modalità di coproduzione sia nel cinema di autore che, soprattutto, nel cinema di genere (un esempio fra tutti: in piena rinascita del cinema d’autore tedesco e sua diffusione in Italia continua anzi viene ad essere incrementata la coproduzione di film d’avventura, esotici e/o erotici che vedono la Germania Occidentale e l’Italia in prima fila come impegno produttivo prevalente); 4) la permanenza di alcuni generi a prescindere dalle varie fasi attraversate dal cinema tedesco (in Italia): dalla fantascienza alla spy-story, dal cinema di guerra al poliziesco, includendo anche le trasposizioni di opere letterarie.
Ultimo aggiornamento 14 Settembre 2024 a cura di Ilaria Baldini
