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Erika Giovanna Klien

Borgo Valsugana 1900 – New York 1957
04 Klien

Componenti

UNITÀ STORICO-ARCHIVISTICA

prof. Massimiliano De Villa, Università di Trento
Dr. Stefano Franchini, IISG (coordinatore)
Dr. Margit Oberhammer, Freie Universität Bozen

UNITÀ STORICO-ARTISTICA

Dr. Veronica Liotti, Universität zu Köln
Daniel Pabst, Sammlung Pabst, Wien
Dr. Monika Platzer, Architekturzentrum Wien
Prof. Ilaria Schiaffini, Sapienza Università di Roma
Prof. Emer. Patrick Werkner, Universität für angewandte Kunst Wien

UNITÀ CINEMATOGRAFICA

Angel Esteban (Kottomfilms, co-regia e montaggio)
Elena Goatelli (Kottomfilms, sceneggiatura e regia; coordinamento unità di ricerca)

Descrizione

Questo progetto fortemente interdisciplinare nasce con l’intento di narrare e proseguire il processo di riscoperta dell’artista austro-americana Erika Giovanna Klien (Borgo Valsugana 1900 – New York 1957) avviatosi negli anni Settanta del XX secolo. A tal fine si prevede di svolgere ampie ricerche storiche e archivistiche, di condurre interviste con i protagonisti di tale riscoperta e di raccogliere materiale audiovisivo e memorialistico. Questo lavoro storiografico risulta propedeutico alla realizzazione del primo film documentario a lei dedicato, dal titolo provvisorio Looking for Erika, nonché della prima monografia documentale (probabilmente in lingua italiana) che raccolga ogni forma di scrittura prodotta dall’artista, specie materiali inediti, e possa così non soltanto far udire la sua voce, finora trascurata e soffocata dalle interpretazioni, ma anche delineare con maggiore precisione il suo profilo intellettuale. Sulle base della documentazione raccolta e dei finanziamenti disponibili, sarebbe infine auspicabile curare una mostra personale museale a Roma con catalogo.

Erika Giovanna Klien

Nata il 12 aprile 1900 a Borgo Valsugana, allora territorio periferico dell’impero austro-ungarico (oggi in provincia di Trento) e deceduta a New York il 19 luglio 1957, la Klien si forma dal 1919 al 1925 alla Wiener Kunstgewerbeschule, dove si avvicina alla nascente avanguardia artistica del Cinetismo viennese, fondata dal boemo Franz Čižek (1865-1946), suo professore di Ornamentale Formenlehre a Vienna. Frequenta inoltre la classe di scrittura ornamentale del prof. Rudolf von Larisch e quella di grafica del prof. Viktor Schufinsky, con l’obiettivo di diventare pittrice. Qui Erika G. Klien assimila con incredibile rapidità e sicurezza i dettami estetici e teorici delle principali avanguardie coeve europee, in particolare cubismo francese, futurismo italiano e costruttivismo russo. In seguito, la Klien sarà riconosciuta come la teorica principale di questa corrente e una delle sue esponenti più rilevanti.

Tra l’estate del 1926 e il novembre 1929 ricopre, in quanto migliore rappresentante del “metodo Čižek”, l’incarico d’insegnante di disegno e pittura alla Duncan Schule di Kleßheim, un sobborgo di Salisburgo, una scuola d’élite (frequentata in quel periodo per es. anche dalla figlia di James Joyce), dove vige una ricercata contaminazione tra arti figurative, musica e danza. Grazie alle ricerche finora condotte, questo risulta essere uno dei periodi più decisivi e meglio documentati nella vita di Erika G. Klien. A questi anni risale anche la realizzazione di un’opera grafica in 20 tavole (più una copertina) intitolata “Kleßheimer Sendbote”, una sorta di comic autobiografico ante litteram, di cui è già stata effettuata la traduzione italiana. La datazione precisa dell’opera ha posto finora grossi problemi agli studiosi, ma grazie a preziosi materiali d’archivio venuti nel frattempo alla luce è possibile stabilire l’esatto ordine cronologico di quasi tutte le tavole.

Dopo una serie di mostre in Europa e America (Klien espone varie volte a Vienna negli anni Venti; nell’estate del 1925 alla International exhibition of applied arts, World Expo di Parigi; nell’autunno del 1926, insieme al meglio dell’avanguardia europea, alla International Exhibition of Modern Art organizzata da Katherine Dreier e Marcel Duchamp al Brooklyn Museum di New York; nell’estate del 1928 al VI Congresso di educazione artistica di Praga ecc.), nel 1929 emigra negli Stati Uniti: le ragioni della partenza sono ancora poco chiare e forse legate alla nascita, nel novembre 1928, del figlio illegittimo Walter Klien (1928-1991), divenuto in seguito pianista di fama internazionale. La gravidanza è portata a termine nel Sanatorium Scarpatetti di Graz, città nella quale il bambino viene lasciato alle cure della famiglia di Christine e Kurt Linnert, quest’ultimo psichiatra di fama, e nella quale riceverà la sua formazione. Secondo modalità tipiche di quel periodo storico, tale vicenda biografica apparentemente privata si intreccia agli avvenimenti storici coevi per via delle origini ebraiche del padre naturale del bambino. La scoperta di alcuni documenti giudiziali e autobiografici getta nuova luce su questa costellazione.

Un anno prima di Erika Klien, nel 1928 (anno in cui muore il padre Franz Klien), era emigrata negli Stati Uniti anche la sorella maggiore Bertha Anna Klien, laureata in medicina a Vienna e professoressa di Oftalmologia in vari atenei di Chicago, e divenuta nel tempo patologa di fama internazionale. A Vienna con la madre rimane il fratello Gunther Klien, impegnato a terminare gli studi di ingegneria. Nel 1953 raggiungerà Bertha Klien a Chicago.

Appena giunta a New York, Erika Klien, a causa delle difficoltà economiche, affianca all’impegno artistico un’intensa attività d’insegnamento presso gli istituti più prestigiosi della città, come per es. la New School for Social Research (1929–1936), la Stuyvesant Neighborhood House (1929–1932), la Spence School (1930–1940), la Dalton School (1932–1935), la Walt Whitman School (1946–1951), sviluppando una riflessione pionieristica sul rapporto tra arte e pedagogia, che introduce negli Stati Uniti la lezione e i metodi del maestro Čižek. L’analisi degli archivi di questi istituti, specie quello della Stuyvesant Neighborhood House, una scuola della comunità ebraica di New York, sta fornendo informazioni utili sull’attività pedagogica e artistica svolta in quegli anni dalla Klien, considerata la miglior interprete del “metodo Cizek” e dunque molto richiesta più in quanto insegnante che non come artista. Finora non sono stati accertati rapporti tra Erika Klien e i principali raggruppamenti artistici attivi a New York in quel periodo.

Il progetto

Durante la prima annualità del progetto, le ricerche hanno condotto alla valorizzazione di molto materiale inedito, confluito in parte nella sceneggiatura (ancora aperta) del film. A Vienna, in particolare, sono state condotte importanti ricerche in biblioteche e archivi della città:

  • Österreichische Nationalbibliothek (Nachlass Rudolf von Larisch);
  • Stadtbibliothek im Rathaus (NL Franz Cizek; NL Leopold Wolfgang und Katja Rochowanski);
  • Literaturhaus (Teilnachlass Leopold Wolfgang Rochowanski);
  • Stadt- und Landesarchiv (Teilnachlass Franz Cizek);
  • Archiv der Universität für angewandte Kunst (NL E.G. Klien; NL Elisabeth Karlinsky; NL Marianne Ullmann; NL Franz Cizek).

Sempre a Vienna, in prestigiose sedi museali, sono state realizzate alcune interviste con i massimi specialisti dell’opera di Klien e di Cizek (Wien Museum, Leopold Museum, MAK). Sono state inoltre effettuate decisive scoperte documentali al Deutsches Tanzarchiv di Colonia (NL Elisabeth Duncan). A partire dall’analisi del maggior corpus epistolare di cui disponiamo – messoci a disposizione con grande liberalità da Daniel Pabst di Vienna –, ossia la corrispondenza di E.G. Klien con la madre e il fratello (si tratta di circa quaranta lettere scritte da New York a Vienna tra 1929 e 1941, di cui è stata avviata la traduzione italiana), ha appena preso le mosse l’esplorazione di numerosi archivi americani, dai quali sta emergendo materiale inedito di grande rilevanza.

Le unità di ricerca

Poiché il progetto richiede, a monte della produzione cinematografica e parallelamente a essa, un ampio lavoro di raccolta e valorizzazione di fonti archivistiche in gran parte inedite (lettere, documenti, fotografie, cataloghi di mostre, saggi in rivista, scritti ecc.), da svolgere sia in Europa (Austria, Germania, Svizzera, Danimarca) sia negli Stati Uniti (New York, Chicago, Los Angeles), nonché un’analisi del contesto storico-artistico nel quale si sviluppò la carriera della Klien, sono previste tre unità di ricerca sinergiche:

  1. Unità storico-archivistica, di impianto soprattutto germanistico;
  2. Unità storico-artistica, con focus sulle avanguardie viennesi degli anni Venti;
  3. Unità cinematografica, facente capo al team di regia (a sua volta anello di congiunzione con le case di produzione coinvolte, ossia Filmwork srl di Trento e EPO-Film GmbH di Vienna).

Poiché l’oggetto del film Looking for Erika non è soltanto l’artista “Erika”, ma anche il “looking for”, ossia il processo storiografico della sua riscoperta culturale, si instaurano necessariamente una circolarità ininterrotta e un’influenza reciproca fra le tre unità. Mentre cioè le fonti dischiuse dagli studiosi, germanisti e storici dell’arte, servono alla produzione cinematografica e alla scrittura della sceneggiatura, i ricercatori stessi fungono, durante il lavoro, da “materiale” a disposizione dei registi e risulteranno perciò parte integrante del prodotto audiovisivo finale.

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Ultimo aggiornamento 6 Giugno 2024 a cura di Ilaria Baldini