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Bruno Kreisky e la Commissione internazionale per la piena occupazione in Europa

Componenti
Collaborazioni
Descrizione
Il progetto intende ricostruire i presupposti teorici, politici e storici che hanno permesso la genesi, tra il 1986 e il 1989, della Commissione internazionale per la piena occupazione in Europa (Commission on Employment Issue in Europe), presieduta da Bruno Kreisky, nonché analizzare i contenuti peculiari della sua elaborazione teorica e delle strategie pratiche applicate da parte degli esponenti delle forze politiche che, avendo partecipato a quell’esperienza, ne trasferirono principi ed obiettivi nei propri sistemi politico-economici.
Bruno Kreisky e il contesto politico
Dagli anni Cinquanta al 1990, Bruno Kreisky fu protagonista della scena politica europea e mondiale, accanto a figure come Olof Palme e Willy Brandt, tra i maggiori esponenti del socialismo democratico internazionale. La sua riflessione si collocava in una prospettiva austro-socialista, volta a interpretare il modello socialdemocratico in chiave internazionalista, oltre la dimensione dei welfare nazionali. Centrale era la concezione della “neutralità attiva” dell’Austria, intesa non come semplice equidistanza, ma come strumento politico dinamico capace di mediazione e iniziativa nel campo internazionale. In questo quadro, la ricerca intende approfondire il ruolo di Kreisky nel confronto fra la Ostpolitik tedesca e la neutralità attiva svedese di Palme, individuando nel socialismo nordico e nell’esperienza austriaca un laboratorio politico e culturale contiguo all’area germanofona, ma al contempo alternativo rispetto all’emergente egemonia ordoliberale.
La Commissione Kreisky (1986–1989)
La Commissione Kreisky fu promossa dai governi di Austria, Norvegia, Finlandia, Svezia e Lussemburgo, e sostenuta da istituzioni come OCSE, UNICEF e la Commissione Europea. Essa nacque in un contesto storico segnato dal consolidarsi delle politiche neoliberiste e monetariste, e dal conseguente aumento della disoccupazione strutturale in Europa. Kreisky, pur avendo abbandonato le cariche pubbliche, restava convinto della validità delle politiche keynesiane orientate alla piena occupazione e alla difesa dello Stato sociale. All’interno della Commissione agirono due gruppi: uno maggioritario, composto da austriaci, scandinavi e sindacalisti, che sostenevano la necessità di politiche di investimento pubblico, crescita sostenibile e alta occupazione; e uno minoritario, vicino a Ralf Dahrendorf, fautore di flessibilità del lavoro e moderazione salariale. La linea di Kreisky prevalse, e Dahrendorf abbandonò i lavori, segnando una netta contrapposizione con le tendenze neoliberali allora in ascesa.
Elaborazione teorica e risultati
La Commissione svolse un’intensa attività tra il 1986 e il 1989, articolata in dieci incontri internazionali, e concluse i propri lavori con il volume “A Programme for Full Employment in the 1990s” (Pergamon Press, 1989). In esso venivano individuati sei assi fondamentali di intervento politico-economico:
1. Investimenti nelle infrastrutture europee;
2. Iniziative ambientali per una crescita sostenibile;
3. Sviluppo tecnologico e della ricerca;
4. Promozione dell’istruzione e della cultura;
5. Espansione dei servizi di informazione e comunicazione;
6. Rafforzamento delle relazioni economiche tra Europa orientale e occidentale.
Il modello economico proposto, ispirato all’“Austrokeynesianismus” della Kreisky-Ära (1970–1983), si fondava sulla convinzione che la disoccupazione rappresentasse non solo un costo economico, ma anche un grave fattore di destabilizzazione sociale e democratica. Da qui la necessità di una crescita qualitativa, basata su investimenti pubblici, formazione, mobilità e innovazione tecnologica, in contrapposizione alla pura competitività di mercato e alla riduzione del welfare. Particolare rilievo ebbe l’apporto di Ewald Walterskirchen, stretto collaboratore di Kreisky, che indirizzò la Commissione verso una visione politica ed economica alternativa alla flessibilizzazione e alla compressione salariale promosse dalle istituzioni neoliberiste.
Nel suo complesso, la Commissione Kreisky rappresentò uno degli ultimi tentativi organici di elaborare una terza via socialdemocratica europea, in grado di coniugare sviluppo economico, equità sociale e stabilità, contro l’egemonia neoliberale che avrebbe dominato la scena europea nei decenni successivi.
Obiettivi e valore storico del progetto
Il progetto di ricerca si propone quindi di:
- analizzare criticamente le fonti primarie e i documenti originali della Commissione, conservati presso l’Archivio Kreisky di Vienna;
- valutare la Commissione come laboratorio politico-sociale alternativo alla traiettoria neoliberale europea degli anni ’90;
- evidenziare la sinergia austro-nordica come matrice di un modello di cooperazione economica fondato su piena occupazione, stabilità monetaria e coesione sociale;
- indagare l’attualità del pensiero di Kreisky nella riflessione contemporanea sulla giustizia sociale, il ruolo dello Stato e la governance economica europea.
Ultimo aggiornamento 11 Novembre 2025 a cura di Ilaria Baldini
