Rassegna stampa tradotta
Rassegna 10 maggio 2022
10 Maggio 2022
Da oggi disponibile il nuovo fascicolo «SICIT», 4/2022
10 Maggio 2022

Responsabile: Luca Crescenzi
Coordinamento: Angelo Bolaffi, Aldo Venturelli
Realizzazione: Michela Cilenti, Elisa D’Annibale


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Indice

  • Editoriale «Osservatorio sullo Stato dell’Informazione e della Comunicazione Italo-Tedesca», p. 7
  • Conflitto russo-ucraino (stampa tedesca), p. 11
  • Conflitto russo-ucraino (stampa italiana), p. 19
  • Sanzioni (stampa tedesca), p. 29
  • Sanzioni (stampa italiana), p. 35
  • Crimini di guerra (stampa italiana), p. 41
  • Politica interna italiana (stampa tedesca), p. 43
  • Politica interna tedesca (stampa italiana), p. 51

EDITORIALE
OSSERVATORIO SULLO STATO DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE ITALO-TEDESCA

Il ritorno della guerra in Europa ha terremotato le coordinate strategiche che avevano guidato l’azione dell’UE e dei singoli Stati nazionali dalla firma dei Trattati di Roma nel 1957 fino al 24 febbraio di quest’anno. Questa Zeitenwende, per usare la ormai celebre formulazione usata nel suo discorso al Bundestag dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz, avrà rilevanti ripercussioni culturali e politiche all’interno dei singoli Paesi. E, per quanto ci riguarda, anche nelle relazioni italo-tedesche. Anche se di tutto questo i media in Germania come in Italia, salvo rarissime eccezioni, sembrano ancora stentare a prendere piena consapevolezza. Continua, infatti, nonostante sia in atto un radicale mutamento d’epoca, a riaffiorare l’eco di antiche polemiche declinate – da un lato la Germania matrigna austera e dall’altra l’Italia inaffidabile e spendacciona – che impedisce di comprendere quanto i due Paesi siano inestricabilmente interconnessi sul piano economico e strutturale. Toccherà agli storici futuri trovare una spiegazione razionale al paradosso che da un trentennio, a partire cioè dalla ratifica nel 1992 del Trattato di Maastricht, ha segnato i rapporti italo-tedeschi: al fatto cioè che quanto più le due economie e i due rispettivi modelli di politica industriale tendevano a diventare interdipendenti tanto più tra i due Paesi, tra le rispettive classi dirigenti e le opinioni pubbliche, è andata crescendo una vera e propria estraneazione politico-culturale. Ma l’invasione russa dell’Ucraina ha costretto il pianeta, l’Europa e quindi anche l’Italia e la Germania, a prender commiato dal ‘mondo di ieri’. In particolare la guerra di Putin ha messo la Germania dinnanzi alle pesanti responsabilità dell’intera sua classa politica che ha sottovalutato, nonostante avvertimenti e critiche di analisti e studiosi, le conseguenze geopolitiche che una precisa scelta geo-economica avrebbe comportato: quella presa almeno a partire dal 1998, con il governo guidato dal cancelliere Schroeder – poi condivisa e ulteriormente implementata durante la lunga epoca del cancellierato di Angela Merkel – di costruire le fortune economiche del Modell Deutschland e del suo spettacolare successo nel mondo globalizzato sulla strategia del cosiddetto metodo del Wandel durch Handel. Sull’idea, per altro condivisa da gran parte della diplomazia occidentale, che l’affermazione nelle relazioni internazionali del multilateralismo avrebbe tratto non solo giovamento ma progressivo consolidamento dall’estensione dei rapporti commerciali anche con quei Paesi , come la Russia e la Cina, governati con metodi autocratici e totalitari: con la Russia di Putin, per ottenere forniture energetiche a basso prezzo nonostante la veemente opposizione da parte dell’Ucraina e di molti Paesi dell’Est e del Nord Europa alla costruzione del Nord Stream 2, e con la Cina il cui mercato è stato una sorta di Eldorado per le esportazioni tedesche. Questo modello ha fatto la ricchezza della Germania, ma anche e in particolare dell’Italia, che non a caso ha pienamente condiviso tale strategia sia sul piano economico che su quello politico. Per questo appaiono assolutamente ingiustificate le malevole critiche di parte italiana che ricordando le cosiddette politiche di austerità che la Germania avrebbe imposto all’Italia durante la crisi del ‘debito sovrano’ sollecitano la Germania a porre fine alle sue esitazioni decidendo di rinunciare alla fornitura di gas russo. Quasi che i timori tedeschi sulle inevitabili conseguenze economiche recessive di una tale decisione non fossero totalmente condivisi dal mondo industriale e produttivo italiano. Qualcosa di analogo si può dire anche delle relazioni politico-diplomatiche dell’Italia e della Germania con la Russia. La schiera dei Putinversteher infatti – il termine nella sua intraducibilità è ormai diventato un classico del lessico politico internazionale – è egualmente numerosa e ramificata in Italia come in Germania. Almeno quanto quella di un qualunquismo pacifista che sembra aver dimenticato, come una volta ebbe a sottolineare l’ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer, che «nie wieder Krieg», mai più guerra, significava e significa prima e soprattutto «mai più Auschwitz» come gli orrori di Bucha o le fosse comuni di Irpin avrebbero dovuto ricordare. Italia e Germania, dunque, dovranno forse più di altri Paesi europei (si pensi ad esempio all’indipendenza energetica della Francia grazie alla scelta nucleare) ripensare il loro modello economico come pure la loro azione internazionale nel contesto di una politica europea chiamata a costruire una sua autonomia strategico-militare in quella che si annuncia come una globale ridefinizione dei compiti e del ruolo dell’Alleanza atlantica. Da questo punto di vista la ferma presa di posizione dell’Italia che si è apertamente schierata dalla parte dell’Ucraina, come indicato dal Presidente Mattarella, costituisce in Europa un fondamentale punto di riferimento nel momento in cui, invece, la classe politica tedesca appare letteralmente disorientata e smarrita. Il fragoroso silenzio mantenuto in questa drammatica contingenza da Angela Merkel, inopinatamente indicata da alcuni come possibile demiurgo di un accordo di pace, è la metafora della profonda crisi di identità di una Germania che per motivi storici e culturali sembra più di ogni altro Paese europeo sorpreso e disorientato dinnanzi a un mondo messo ‘a testa in giù’ dalla aggressione russa all’Ucraina. Una Germania che abdichi al suo ruolo di ‘egemone riluttante’, mettendo in luce antiche incertezze e nuovi timori, non è una buona notizia per l’Europa. Mentre lo è la rielezione di Emmanuel Macron: una conferma che non solo ha evitato il pericolo di una implosione sovranista dell’Europa, ma che può rappresentare anche il segnale dell’apertura di una nuova fase della costruzione europea. Una prospettiva, questa, in cui l’Italia di Mario Draghi sarà chiamata a svolgere un ruolo di rilievo avendo come primo obiettivo, proprio in forza di quella ‘relazione particolare’ che da sempre lega i due Paesi, di aiutare la Germania a uscire dall’attuale afasia politica nella consapevolezza che come già in passato l’alleanza tra Italia e Germania è servita all’Europa a ritrovare il senso della propria missione.

Angelo Bolaffi


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Ultimo aggiornamento 16 Maggio 2022 a cura di Luisa Giannandrea