In ricordo di Luigi Reitani

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Rassegna 28 ottobre 2021
28 Ottobre 2021
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Rassegna 2 novembre 2021
2 Novembre 2021

Non avrei mai pensato di dovere scrivere questo ricordo. Ma Luigi Reitani ci ha lasciato, precipitato nell’incubo di una malattia che si è accanita senza lasciargli tregua. Ha tentato di combatterla con la tenacia che gli era propria.

Un’intelligenza del sud, come qualcuno aveva scritto tanto tempo fa, credo recensendo uno dei suoi primi lavori. Da allora, da quel ragazzo con gli occhialini che ho conosciuto quarant’anni fa ai seminari di Schmidt-Dengler, è poi diventato uno studioso ricco e appassionato, un lavoratore instancabile con una capacità di dedizione a qualsiasi cosa l’abbia impegnato nel corso degli anni, sul piano scientifico come sul piano organizzativo e professionale. Un’onestà intellettuale che ha sempre caratterizzato il suo stare nelle cose, nel suo ruolo di professore all’Università di Udine e assessore alla cultura del Comune della città o come direttore dell’Istituto Italiano di cultura a Berlino e in ultimo nella responsabilità che aveva assunto della rivista Studi Germanici e della sua collana o nel consiglio di Amministrazione dell’Istituto di Studi Gemanici. In ogni occasione non si è mai risparmiato, scrivendo, intervenendo, tenendo conferenze, partecipando e organizzando convegni, presentando scrittori ed eventi. Prendeva a cuore qualsiasi incarico, qualsiasi lavoro si trovasse a fare: dai primi studi su Schiller alle tante traduzioni che ha realizzato, a partire da Schnitzler, fino alla cura dei due volumi dei Meridiani dedicati a Hölderlin in cui ha voluto non solo tradurre, ma anche imporre un taglio editoriale nuovo alla presentazione delle liriche proponendone una ripartizione in base ai luoghi di edizioni e contribuendo così, con sicura originalità, alla ricerca. Fino all’ampio commento alla raccolta di Ingeborg Bachmann, Anrufung des großen Bären, a cui ha lavorato tutta la scorsa estate. E’ lungo l’elenco degli autori che ha tradotto e su cui ha scritto, da Elfriede Jelinek a Thomas Bernhard, a Friederike Mayröcker, Ernst Jandl, a Karl Kraus o a Goethe. Era sempre capace di appassionarsi a nuovi ambiti e lanciarsi in nuove avventure, capace di seguire il filo personale dietro singole parole che costituivano il suo tramite con la lingua tedesca di cui era un raffinato conoscitore. Parole che lo guidavano nell’indagine, nel non dare nulla per scontato perché nello studio trovava le risposte ai quesiti diversi che di volta in volta i testi, le loro forme, il loro ritmo schiudevano alla sua mente sempre aperta a interrogarsi. Un rigore e una serietà che non hanno mai cancellato la sua naturale e quasi atavica vena ironica che rivolgeva anche verso se stesso.

L’ingenuità del ragazzo che ha iniziato prima a Monaco e poi a Vienna il suo percorso si è trasformata presto nella sicurezza di uno studioso brillante, sempre pronto a nuove imprese con l’entusiasmo che lo spingeva a lavorare, a intessere relazioni, ad ascoltare e leggere con la sua intelligenza creativa e prensile gli studi altrui. Si è dedicato ai rapporti fra Italia e Germania diffondendo la cultura tedesca in Italia e quella italiana in Germania. D’altronde nasceva come italianista alla scuola di Leone de Castris a Bari, poi con Giuseppe Farese aveva compiuto presso quell’Ateneo i suoi primi passi nell’ambito della germanistica. Un’attività ininterrotta che ha trovato di recente un riconoscimento prestigioso nel premio ricevuto lo scorso anno all’Ambasciata Tedesca di Roma la Bundesverdienstkreuz.

Per molti Luigi è stato un maestro e una guida, perché sapeva apprezzare chi lavorava e amava lo scambio con i suoi interlocutori. Per alcuni è stato un amico prezioso.

 

Gabriella Catalano