Osservatorio SICIT, 2/2021 (AUF DEUTSCH)
7 Febbraio 2022
Sicit 3/2021
Online il nuovo fascicolo «Osservatorio SICIT», 3/2021
7 Febbraio 2022
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Sicit 3/2021

Responsabile: Luca Crescenzi
Coordinamento: Angelo Bolaffi, Aldo Venturelli
Realizzazione: Elisa D’Annibale, Lorenzo Mesini


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Indice

  1. Editoriale “Osservatorio sullo stato dell’Informazione e della Comunicazione Italo-Tedesca”, p. 7
  2. Mario Draghi – politica interna italiana (stampa tedesca), p. 11
  3. Elezioni del Presidente della Repubblica (stampa tedesca), p. 17
  4. Elezioni tedesche e fine dell’era Merkel (stampa italiana), p. 21
  5. Pandemia, campagna vaccinale, no-vax tra italia e Germania, p. 27
  6. Osservazioni generali, p. 33

EDITORIALE
OSSERVATORIO SULLO STATO DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE ITALO-TEDESCA

In tempi di incertezza la cautela torna sovrana. E con la cautela tornano ad affiorare gli stereotipi che tradizionalmente alimentano la diffidenza degli osservatori verso quei sistemi politici e culturali che percepiscono scarsamente affini. Questa consuetudine ha trovato conferma negli articoli apparsi Germania e in Italia all’avvicinarsi del doppio appuntamento elettorale che ha portato all’elezione del nuovo cancelliere Olaf Scholz e al secondo mandato presidenziale di Sergio Mattarella. Le aspettative e i dubbi che hanno accompagnato in Italia il chiudersi dell’era Merkel e l’apertura di una nuova fase politica hanno risvegliato il timore del ritorno, in Europa, a politiche economiche severamente restrittive (percepite come punitive) promosse principalmente dai “falchi” tedeschi: un timore che l’attribuzione del dicastero delle finanze al capofila dei liberali Christian Lindner ha per qualche tempo tenuto vivo. Il lungo prologo all’elezione del presidente della repubblica e il protrarsi delle trattative fra i partiti che hanno condotto, comunque, a una soluzione da molti auspicata, ha invece suggerito in Germania che l’Italia stesse ricadendo in una fase di “tipica” conflittualità e instabilità politica. In realtà né l’una né l’altra ipotesi avrebbero avuto ragione anche solo di nascere. È certamente vero che l’elezione presidenziale avrebbe potuto avere per conseguenza un indebolimento del governo Draghi, sempre più riconosciuto internazionalmente come un’ottima guida per l’Italia; ma è anche vero che la poco nota e poco compresa procedura elettorale non ha avuto affatto durata straordinaria e, capovolgendo la percezione del suo svolgimento che ha alimentato i timori tedeschi, ha infine condotto i pur deboli partiti italiani a operare una scelta di continuità che va in direzione esattamente opposta alle ansie della vigilia. Forse anche in Italia, oltre al largo consenso interno che il governo Draghi sembra riscuotere, comincia a giocare un ruolo significativo in campo politico l’opinione dei partner europei. Allo stesso modo le relazioni continentali rendono assai più improbabile che le scelte politiche e economiche di un governo o addirittura di un solo partito possano imporsi senza mediazioni su orientamenti diversi e maggiormente diffusi. Anche i cosiddetti “falchi” sono inevitabilmente obbligati a spingersi su posizioni di ragionato compromesso.
È probabile che a questa evoluzione del quadro internazionale abbia contribuito, almeno in parte, la lunga stagione della pandemia. Le scelte dei diversi paesi europei, che non sempre hanno visto primeggiare nell’efficacia dei provvedimenti assunti le nazioni considerate per solito più solide e pragmatiche, hanno in qualche misura costretto a rivedere giudizi inveterati. Il sistema della sanità pubblica italiana, da sempre riconosciuto come uno dei migliori d’Europa, ha comunque ricevuto ben di rado elogi simili a quelli ottenuti, anche sulla stampa tedesca, per i risultati ottenuti nella campagna vaccinale. La politica di contenimento del virus è stato un banco di prova per i governi che ha scosso qualche certezza troppo frettolosamente acquisita.
Gli osservatori sembrano però seguire talvolta con qualche difficoltà la rapida evoluzione degli eventi. A due mesi dal suo insediamento il governo tedesco è ancora troppo giovane per consentire giudizi fondati sulla sua politica. Tuttavia, la coalizione “semaforo” che lo compone è ancora percepita, in Italia, come un esperimento innovativo ma dai contorni difficilmente descrivibili. Sembra difficile trovare categorie descrittive e aggettivi diversi da quelli predominanti durante il sedicennio merkeliano. Sul fronte opposto l’insistenza con cui la stampa tedesca elogia il ruolo e la figura di Draghi copre forse la difficoltà di seguire i cambiamenti in atto in quella che appare come una fase di significativa transizione nella politica e nella società italiane. Gli stereotipi che ritornano, nell’informazione di entrambi i Paesi, vorrebbero fungere da comodi appigli cui commisurare in futuro eventuali mutamenti in corso: l’incertezza che stiamo attraversando finirà per accrescere, a sud, l’affidabilità e la stabilità? E determinerà, a nord, il sorgere di una politica e di una politica economica più flessibile e disponibile al compromesso? Forse tutto questo, grazie alla cornice europea, è già avvenuto e nuovi problemi si stanno affacciando nelle due metà, settentrionale e meridionale, del continente. Ma i vecchi criteri di giudizio, come certe abitudini, non si abbandonano facilmente.

Luca Crescenzi


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Ultimo aggiornamento 7 Febbraio 2022 a cura di Luisa Giannandrea